Chiuso per vivacità

Dicono che gli esseri umani non hanno cognizione di ciò che accade loro, ma del proprio racconto su quei fatti. La narrazione dell’incidente che ti ha reso l’auto una carriola, per esempio, si sovrascrive all’esperienza (sempre quella che ti rese l’auto una carriola, volendo anche con una “r” sola). E così tu continui a rievocarla pensando invece di rievocare i “fatti” (stupidi, notoriamente, ma non è che neppure tu sia un’aquila). È per quello, allora, che qui da tempo è “chiuso”: q., sovraimpegnato a nuotare nei fatti, non ha strumenti (né tempo, e neppure gli pare sensato) per rifletterci/raccontarli. Sarebbe come una bestia non anfibia, trascinata dalla corrente vorticosa delle rapide, e che contemporaneamente si impegna nella danza del corteggiamento. Per spataccarsi allegra e sensuale contro il primo roccione.

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Piazza delle Paure

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Cattività

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estinti

Strano, ci pensavo oggi, sul viale Apua in località Marina di Pietrasanta, 55045, Lucca. Il rasoietto lurido del troiaio segreto Stradlater! mi si è impresso in testa quando avevo la metà degli anni meno tre, e probabilmente ci resterà per sempre. Come simbolo del sordido indicibile e sconveniente (ma naturale, umano, quasi ovvio), mascherato dall’impeccabile, rispettabile e lindo (un po’ plastificato e parecchio falso). Naturalmente per me l’unico errore di Stradlater era quello di aver reso pubblica, anche se involontariamente e marginalmente, la “vergogna”. Aver ammesso, pazzamente, di essere fatto di roba biologica viva e grezza, non di cashmere. E la penso così anche adesso, raggiunto il doppio degli anni, e poi tre dopo.
L’avevo preso, il cimelio, già impolverato dalla gloria e alla ennesima ristampa, proprio a Forte dei Marmi, nel posto dove oggi stavo andando a infiocchettare i diavoli con lo shopping (gli scioppi). Un libro Einaudi, bianco e bellissimo. E subito un’epigrafe non scontata, da nessun punto di vista, e la scoperta del titolo vero – ma allora cambiare radicalmente un titolo, si può? Eh Calvino, Italo. Già. Il più originale editor di narrativa provvisoriamente vivente ha su questo punto idee un po’ oscillanti, ma niente paura saprei trovare giustificazioni teoriche a entrambi gli Estremismi.
Poi l’avevo letto, pochissimi giorni dopo, in una provvidenziale influenzaisterica che mi ridusse di qualche ora la condanna studentesca.
E non passò neppure tanto tempo rispetto a quando mi parve il momento giusto per regalarlo. E scriverci parole (per me) speciali. Primo perché non lo faccio mai, anzi, mi fa schifo anche se ci scrive a mano l’Autore. E poi obiettivamente speciali, via! Tuttora valide – (qui ci si schiocca un’imprecazione scaccia-emotività) – a pensarci: voglio dire, non erano brutte né ingenue anche se il tempo le ha trifolate. Poi se rivederle, nel momento giusto e sbagliato, è stato un’esperienza di pena per se stessi e la propria specie, è un’altra storia. Tipo l’altra sera, quando sono andato (su consiglio del già citato editor originale) a vedere La prima cosa bella di Virzì, e all’uscita mi veniva sul serio di abbracciare la gente a caso, e dirgli (dirmi) ‘un è nulla, non è vero, s’è scherzato.
Io l’ho vissuto “generazionale” così, Il giovane Holden.
Per il resto non l’ho mai considerato una delle più belle cose che avevo letto, né delle più coinvolgenti: ero un adolescente assai poco tormentabile (tormentato è anche quello un altro discorso), e sontuosamente plastificato. Misi però più cura – in seguito – nella manutenzione del rasoio, sviluppando una poco ecologica ma assai filantropica procedura per nettarlo di tutto, a parte l’Anima che notoriamente non si scioglie con la varichina.

Poi il pensiero ha virato sulla convincente teoria di uno scrittore che doveva generarmi altri (proprio “altri”, differenti) sconvolgimenti: probabilmente la razza umana è già estinta, sia come specie sia come individui, e ciò che la preserva in simulacro è soltanto il non averne preso coscienza.
E allora, stasera, un omaggio a un tizio isolato, che scrisse un libro e poco più (lasciando una statua ai fedeli, e custodendosi la carcassa nell’ombra preliminare), e che infine si è staccato dal grumo, come accade ai vermi turbellari: per dare vita a, non lo so. Non lo sappiamo. A qualcosa che forse ha basi più solide dell’autoignanno.

comunque molto bene, ragazzi. e, mi raccomando, aff(r)ettatevi!

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I Mostri

Adesso lui c’è, e non saprei come dire quanto sia stato atteso, e certamente troppo desiderato, l’inedito dal passato. Di certo raccoglie scritti di uno che con i libri (verrebbe quasi da dire “con gli altri libri”) aveva il giusto rapporto, lieve e folle e alle volte straziante. Per chi vuole sapere cosa intendo, bastano i primi versi della Metamilonga di Gassman:

Rodolfo Wilcock: non so d’altra mente
più geometrica e più mercuriale;
non so se mai ci fu intellettuale
tanto
mortuariamente intelligente.

Per chi vuole saperne di più, basta mettersi alla caccia dei suoi consimili (o studiare esorcismo a Palinuro)

 … eppure sono tutti d’accordo nel riconoscere che è bellissimo.

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Questo, sinceramente non l’ho capito

Protagonisti di un Tempo che ha Finalmente preso nelle sue mani (e non solo) l’apocalisse, non possiamo aver timore di prendere – nel poco spazio residuo – i Negri. Schiavi per secoli (parlo per me personalmente) di stolide parabole di Progresso, usciti dalla panza glabra di epigoni di epistemologie defunte, ci troviamo a sostituire d’improvviso la Certezza col nulla. Nota intertestuale: il simbolo matematico dello “zero”, 0, Bersani, Federicomoccia, estraneo alla cultura giudaico-cristiana (e dunque alla Costituzione europea), e al pensiero classico (dunque a ddhsc), prosperava invece come un battero & friends in quella orientale (indoaraba), e fu introdotto non senza spargimento di inchiostri e sangue nel sistema matematico d’Occidente solo intorno all’anno mille, dopo di che ci fu la fine Del mondo eccetra eccetra. Dai loro superbuchi, le supernovae ci ricordano, nel deserto del tutto, che il simbolo si è poi ampliato in una seconda ansa, formando una specie di otto sdraiato, che deriva dall’assenza e per contrario si fa icona dell’infinito, guardandoci dalla copertina di una Advance Reading Copy di Don DeLillo. Notaallanota: tutto quanto detto dopo l’anno mille, naturalmente, non esiste non avendo nessuno avuto il tempo di farlo; quanto segue in conseguenza, non esiste, e la Premessa nemmeno.

I Filosofi si sono spesso posti (il problema): la Storia procede Linearmente verso il Meglio? E la Pinna? Non lo sappiamo. E perché i francesi accolgono nella “sonora lingua di” due diverse trasposizioni della parola latina spes? Che qualità attribuiscono a espoir(s), e quale a esperance? Si tratta di concetti calcistici per cui rivolgetevi perpiacere all’alchimista Mourinho? O è la ridondanza? Cosa direbbe, fosse esistita, la Mangano di tutto ciò? Scantona via da un buco d’ombra. Imperativo. La Speranza, dicevamo, dopo la luminosa Età di Mezzo è calata sulla terra e si è insabbiata come una sonda su un pianeta che continua a credersi Dio. La Speranza divenuta oggetto è, in un’ultima analisi, Materia, Anticristo, BR, IdV, Apocalisse, Troiaio. Marxismo della Fine Dei tempi. (Ove noi pur sappiamo che essi finirono nel mille). Accettando questo punto di vista, la Rivoluzione Francese avrebbe avuto luogo, portandosi in scia (Cometa Rossa) ideali devastatori di Uguaglianza, Progresso, LiberoArbitrio, e il Sessantotto. Sì, e la Pace Perpetua, (ah ah, e un premio n.), e un evoluzionismo totalizzante secondo cui le Specie perderanno via via l’aggressività e la ferocia (deveras se ingana, quem demais se afina!), tipo che i leopardi avranno pur sempre gli artiglioni e li useranno per pelare le verze. Noi ci chiederemmo, appena (questo m’ha fatto venì in mente p0na) vista la quarta di una vecchia novità, se è una buona idea tradurre archsots con quadrincatori, se cioè si capisce la torsione, e se è ben sognato scrivere “sbiecati” senza che ciò appaia un preziosismo da Palazzinaro (vai solo poche righe avanti, e la risposta è sì). Di questo passo un postesordiente metterà Abbramo nel presepio.

Questo solo per dirvi che culo che il Tempo si è fermato al mille. Santo Natale dell’Anno Mille. Noce vomica. E non rispondere.

 

«Ma X Mas nel senso Christmas?» domandò Garibaldi, cadendo delicatamente nella brace.

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;-)

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Promuoviamo la Vita

din don dan din don dam canta anche l'imam
lavoriam la festa ai fianchi con donenzobianchi
din don dan din don dan è natale ancor
celebriamolo in segreto sotto al minareto 


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Attualità

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Dergleichen geschah nicht auf Erden

Indovina la trama! Concorso ai Premi, precluso a nessuno eccetto Nicola S.

 Un noto U(omo) d(i) P(otere) si è ritirato in un convento, di cui non si conosce precisamente la localizzazione, per un periodo di esercizi spirituali a cui affida la purificazione della propria Anima (ma allora, esiste?) dai Peccati. L’UdP, per un certo tempo, è stato chiamato ufficialmente “il Presidente”, e tale titolo gli viene ancora riconosciuto per grazia e deferenza. Egli è un UdP, senza dubbio, ma è anche un uomo generoso, mite, schiavo dei diritti altrui e di quelli della Carne. La Moglie, lo perdona. Iddio, no. Ed egli consapevole della propria, irrimediabilmente umana, condizione di Peccatore (“man mano che la neonata diventava, com’è nell’umano destino, sempre più lorda peccatrice”), si sottopone perciò al rigido ritiro di penitenza e preghiera. Ma proprio nel corso di una notte di ascesi, avviene all’improvviso (ci si chiede, per Tutti?) un misterioso e inquietante decesso…

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