Editoriale di Regime

Un prodigarsi instancabile, quello del premier Silvio Berlusconi sui luoghi delle tragedie. Si trattasse di un politico di sinistra, straparlerebbero tutti di Santità, come si fece non cogliendo la vera natura dei fatti nel celebre caso di Giorgio La Pira. E pure non siamo di fronte a manifestazioni della Santità grande, quella dei guerrieri Giorgio*, Teodoro, Innocenzo XI o dei mistici Giovanni della Croce e Ignazio di Loyola, ma alla semplice, naturale, quotidiana, “inevitabile” santità del politico cattolico, e più in generale dell’homo catholicus che, sostenuto dalla forza della fede intende se stesso come parte di una comunità, in cui certo vi sono maldicenza e barbarie e su cui cadono le sciagure, ma in cui sopra tutto si è tutti fratelli. La politica, in quest’ottica, diviene inevitabilmente “servizio”, non diversamente da quando aggiusti i tubicelli del catetere alla tua gemellina. L’attenzione verso i bisogni dei fratelli più deboli e verso le loro (continue) sofferenze diviene (contestualmente) così pressante da rendersi ferro da calamita per le stesse calamità. Esse, come vediamo nella parabola del Premier, ti si attaccano per impulso proprio, perché sia permesso a te di sanarle. Ed è (precipuamente) questa condivisione dell’umanità e del dolore ad essa consustanziale che fa sì che il Cristiano porga (continuamente) la troppo (frequentemente) derisa “altra guancia”: Egli non è un masochista, né uno sciocco, né un succubo, Egli è ed ha di fronte un Fratello. In grazia di ciò, la Sua Vita è tutta trapunta di fortezza slancio giustizia e carità e castità. In grazia di ciò, Egli accetta slealtà e attacchi, e (massimamente) le sciagure caelitus invectae (agli Altri).

* Cappàdoce, [NderCensura]


Augusto Pinochet
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