Fuoco, amico

Per me, che ho già personalmente completato la rimozione sistematica dei crocifissi da tutti i muri accessibili, è infine il tempo della coerenza. Se infatti la mia meritoria operazione di bonifica si svolse nel nome (sì, e per conto) del multiculturalismo e dell’inclusione – soprattutto della fucilazione del Sacro Cuore, ma questo è un altro discorso –, non potrei in nome degli stessi valori (Io dei Valori) non condurre una crociata contro il Latino, materia di studio nei Licei. Esso – dice una ragazza di un Classico in area adriatica: “non mi farò rovinare la vita dalle lingue morte” – è l’infecondo organo di un’élite dominante tradizionalista e fanatica che, sulla base di un sapere da iniziati (un non-sapere, dunque, dato che per natura non deve diffondersi), preserva privilegi castali, e vecchi rituali, sotto l’occhio spento dell’uomo in croce. “Ti apre la mente, ti educa alla logica, affina la tua sensibilità letteraria, è patrimonio della nostra Europa”, dicono. Vallo a dire a quelli che avevano 8 a Latino, ma facevano fatica a comprendere che quello era un numero divisibile per due. Raccontalo a quanti, trascinatisi fuori dal Liceo, hanno bruciato i libri di testo e l’unico volume che hanno sfogliato, in seguito, fu il manuale d’uso della Mercedes. Raccontalo ai Võro e ai Tatarlar.
Sosteneva oggi, a Radio 3, Carlo Carena, che non si può nemmeno pensare di abolire il Latino come materia di insegnamento, in quanto portatore di “valori intrinsecHi”. L’astuto e illustre “antichista”, presentandosi come difensore dell’aborrito vecchiume, ne voleva invece dimostrare l’inutilità – ove non il danno – per il corretto possesso della lingua di cui ci serviamo. Egli, e contrario (ci voleva), ne testimoniava in tal modo perniciosa la sopravvivenza. Si calcola che uno studente di successo venga sottoposto, in cinque anni, a duemila ore di studio del Latino e mille di Greco: per diventare… avvocato. Sostituiamo piuttosto le esclusive e sterili anticaglie con multinclusivi corsi di bantù ed eschimese, sotto l’occhio vigile del Totem (no, non Baricco).

O piuttosto, e sul serio, non sostituiamole con niente. Aboliamole. Aboliamo tutto. E infine, ma solo infine, aboliamo il nostro fottutissimo noi.

Lincisivo

Cave, cane.

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